Le Terme di Fiuggi

Le Terme di Fiuggi sono antiche e storicamente famose. Le caratteristiche terapeutiche delle acque sono note in tutto il mondo e le terme danno alla città termale una connotazione anche ambientalmente caratteristica. 

Le terme di Bonifacio frequentate soprattutto la mattina sono immerse in bosco di castagno mentre quelle Anticolane, frequentate nel pomeriggio, sono strutturate esenzialemnte su giardini e passeggiate nella natura. 

Le acque di Fiuggi appartengono al gruppo delle acque naturali oligominerali. Tale caratteristica è determinata dalla stessa formazione tufacea della conca di Fiuggi, la quale, alternando strati permeabili, filtra le acque che vengono così a perdere del tutto le sostanze minerali. Estremamente efficaci nei trattamenti disintossicanti, esse sono in particolar modo indicate nella prevenzione e nella cura renale e della gotta.
Le acque di Fiuggi erano note fin dall’epoca romana come "Fons Arilla". Infatti nella zona dove scaturiscono queste sorgenti sono stati trovati ruderi di costruzioni e resti di vie romane. Nel medioevo divennero famose perché Papa Bonifacio VIII ne faceva regolare uso per curare la sua calcolosi renale; più tardi Michelangelo, nel 1549, ne trasse giovamento contro il "mal della pietra" che lo affliggeva. Ha scritto Giovanni Papini a proposito di Michelangelo: "poco ci mancò che, l’infaticabile artista, che aveva maneggiato e intagliato tante pietre, non venisse ucciso da una piccola pietruzza formatasi a tradimento all’interno del suo vecchio corpo". Un anno di cure e Michelangelo si rimise in sesto. Infatti nel 1549 scriveva al nipote Leonardo:

"A Lionardo di Buonarroto Simoni di Firenze.

Lionardo. – Quello che io ti scrissi per la mia ultima, non acade replicare altrimenti. Circa il male mio del non poter orinare, io ne sono stato poi molto male, muggiato dì e notte senza dormire e senza riposo nessuno, e per quello che giudicano è medici, dicono che io ò il mal della pietra. Ancora none son certo: pure mi vo medicando per detto male e èmi data buona speranza: nondimeno per essere io vechio e con un sì crudelissimo male, non ò da promettermela. Io son consigliato d’andare al bagnio di Viterbo, e non si può prima che al principio di maggio; e in questo mezzo andrò temporeggiando il meglio che potrò, e forse arò grazia che tal male non sarà desso, o di qualche buon riparo: però ho bisogno dell’aiuto di Dio… …Emi sopraggiunto questo male pè gran disagi e per poco stimar la vita mia… … Se è pietra, mi dicono i medici che è pichola: e però, come è detto, mi danno buona speranza.

A dì 15 marzo 1549. Michelangelo Buonarroti in Roma".

"A Lionardo Buonarroto Simoni Di Firenze.

Lionardo. – Io ti scrissi per l’ultima mia del mio male della pietra, il quale è cosa crudelissima, come sa chi l’à provato. Di poi sendomi stato dato a bere una certa acqua, m’à fatto gittar tanta materia grossa e bianca per orina con qualche pezzo della scorsa della pietra, che io son molto migiorato;e abiàno speranza che in breve tempo io n’abbi a restar libero; grazia di Dio e di qualche buona persona: e di quelli che acade replicare, so che cercherai con diligenzia. Questo male m’à fatto pensare d’aconciare i mali dell’anima e del corpo più che io non arei fatto: e ò fatto un poco di bozza di testamento come a me pare, la quale per quest’altra se potrò ve la scriverò, e voi mi direte il parer vostro: ma vorrei benechè le lettere andassino per buona via. Altro non m’acade per ora.

A dì 23 marzo 1549. Michelangelo Buonarroti in Roma".

(Lettere conservate nel "Museo Britannico")